SALUTE E BELLEZZA - OTTENUTI DAI PRODOTTI NATURALI
L'USO ED IL CONSUMO DELLE SEGUENTI PIANTE MEDICINALI DEVE ESSERE ADOTTATO SOLO SOTTO LO STRETTO E SERIO CONTROLLO MEDICO!!!
Le piante medicinali:
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Allium sativum L.Famiglia: Alliaceae Parti Utilizzate: Bulbilli (spicchi) |
Descrizione e origine dell'aglio
L'aglio è un' erbacea perenne con foglie carnose di colore verde-grigio, teste fiorali arrotondate. La parte sotterranea è formata da numerosi piccoli bulbi (bulbilli) che crescono in gruppo a formare la ben nota “testa d’aglio”. È di origine mediorientale e dell’Asia centrale.
Principi attivi di riferimento dell'aglio
Ci sono numerosi composti solforati responsabili del caratteristico odore dell'aglio. Tra questi l’alliina (1%) la quale in presenza dell’enzima allinasi (liberato dai tessuti cellulari quando si schiaccia l’aglio) viene convertita in allicina, uno dei principali principi attivi.
Attività principali
L'aglio ha un effeto polipemizzante, espettorante, antisettico, leggero ipotensivo, antiossidante.
Uso dell'aglio
L'utilizzo dell'aglio ha effetti beneifici in generale per la circolazione soprattutto come preventivo dei fenomeni arterosclerotici. L'aglio può contribuire a mantenere bassi i grassi nel sangue. Usato tradizionalmente nelle infezioni delle prime vie aeree e nelle affezioni catarrali.
Odore caratteristico dell'aglio e pregi dei suoi principi attivi
L’Aglio, come accade per molte spezie, è molto amato o molto odiato a causa del cattivo odore che induce nell’alito. Tuttavia se si ha l’accortezza di assumere i preparati d’aglio a stomaco vuoto con abbondante acqua si riduce di molto questo fenomeno. Infatti utilizzando questa procedura l’aglio arriva rapidamente all’intestino dove i suoi principi attivi vengono rapidamente assorbiti. È quando viene masticato o permane a lungo nello stomaco che si avvertono invece in modo più evidente i suoi “effetti collaterali”.
D’altro canto i principi attivi dell’aglio vengono assorbiti molto bene e tendono a diffondersi in tutto l’organismo. Una parte rilevante di questi infatti passa nel sangue, raggiunge i polmoni e viene esalata attraverso la respirazione. Questo è il motivo per cui svolge un’attività benefica non solo sulla circolazione sanguigna, ma anche sul sistema respiratorio e sulle prime vie aeree.
Uso prolungato per il massimo beneficio
È certamente da considerarsi una pianta officinale/spezia e per il suo effetto benefico sull’apparato cardiovascolare è indicato nell’uso prolungato (a dosaggi bassi equivalenti a circa uno spicchio al giorno o preparati che forniscano 6-10 mg/die di alliina o 3-5 mg di allicina/die). Per uso prolungato si intende molti mesi o anni (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Fucus vesiculosus L.Famiglia: Fucaceae Parti utilizzate: Tallo |
Descrizione e origine dell'alga bruna
Alga bruno-verdastra alta circa 60-90 cm. Il tallo dell'alga bruna(ovvero l’alga stessa) è coriaceo, ristretto alla base, sviluppato in fronde a forma di ventaglio, biforcate alla sommità. Presenta nelle fronde rigonfiamenti-vescicole (da cui vesiculosus) piene di aria. L'alga bruna cresce sulle coste sia europee che del nord America.
Principi attivi di riferimento dell'alga bruna
Tracce di diversi minerali, in particolare iodio (0,03-0,2%) di cui una parte si trova legato a proteine o amminoacidi. Polisaccaridi di diverso tipo quali acido alginico (circa 12%). Polifenoli (circa 15%).
Attività principali dell'alga bruna
L'alga bruna è un 'agente dimagrante, stimola la funzionalità tiroidea, demulcente (lenitivo).
Uso dell'alga bruna
L'alga bruna viene utilizzato principalmente nel sovrappeso per stimolare il metabolismo.
Può essere utilizzato come integratore di iodio.
Note
L'alga bruna è da evitare nell'ipertiroidismo e nei problemi cardiaci ad esso associati.
Alghe nell’alimentazione
L’uso alimentare delle alghe ha origine antica ed è particolarmente diffuso ancora oggi in oriente. Tra le edibili più comuni ricordiamo l’Alga Nori (Porphyria), la Kombu (Laminaria), la Wakame (Undaria).
Integratori di iodo
È stato dimostrato che lo iodio presente nelle alghe è ottimamente biodisponibile pertanto queste risultano un’ottima alternativa al sale iodato in particolare in chi segue una dieta iposodica.
A proposito dell’assunzione adeguata di iodio ricordiamo che da uno studio dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) l’Italia rientra nel gruppo delle regioni con un consumo carente di iodio. Quindi un utilizzo moderato di quest’alga non è in generale da temere anzi è consigliabile purché si abbia l’avvertenza di non assumerne quantitativi eccessivi. Si suggerisce di assumere con integratori circa il 30% (45 mcg/die) dell’ RDA di iodio (135 mcg/die) (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Ananas sativus Schult. F. (Ananas comosus L.)Famiglia: Bromeliaceae Parti Utilizzate: Gambo del frutto |
Descrizione e origine dell'ananas
L'ananas è una pianta perenne con foglie coriacee disposte in rosetta. Il fiore porporino si trasforma successivamente per dare il ben noto frutto. L'ananas è originaria dell’America centrale, ma oggi è coltivata in tutte le regioni tropicali del mondo.
Principi attivi di riferimento dell'ananas
Diversi enzimi collettivamente conosciuti come bromelina (enzimi proteolitici).
Attività principali dell'ananas
L'ananas è un frutto con proprietà antinfiammatoria, antiedemigena e digestive.
Uso dell'ananas
L'ananas viene usata negli inestetismi della cellulite e nella ritenzione idrica, come antinfiammatorio.
Note
Per l’attività proteolitica della bromelina si sconsiglia l’uso in caso di ulcera peptica.
Un buon frutto per digestione e diuresi
Il succo d’ananas è tradizionalmente utilizzato come tonico digestivo e diuretico. Infatti sebbene sia il gambo la parte più ricca di principi attivi essi sono in parte presenti anche nel frutto maturo (circa 20 mg di vitamina C per 100 g di frutto, e carotenoidi che sono responsabili del colore giallo della polpa). Il succo ed il frutto sono ricchi di acidi organici che lo rendono non sempre tollerabile a chi ha lo stomaco delicato, in questi casi gli estratti del gambo oltre che essere normalmente più attivi possono essere preferibili. (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Harpagophytum procumbens D.C.Famiglia: Pedaliaceae Parti Utilizzate: Le radici secondarie tuberiformi |
Descrizione e origine dell'artiglio del diavolo
L'artiglio del diavolo è un'erbacea perenne con fusti striscianti che si originano da una spessa radice primaria dalla quale si dipartono radici secondarie tuberiformi. Ha foglie verde-grigio irregolarmente lobate, e fiori tubulari gialli e violetti. I frutti sono tipicamente provvisti di spine (“artigli”) e sono la causa del singolare nome della pianta. L'artiglio del diavolo è originario del sud Africa. La maggior parte della droga deriva da raccolta spontanea, ma sono in corso colture sperimentali. Fu per la prima volta introdotta in Europa nel 1953.
Principi attivi di riferimento dell'artiglio del diavolo
Glucosidi iridoidi tra cui il principale è l’arpagoside.
Attività principali dell'artiglio del diavolo
L'artiglio del diavolo è un' antinfiammatorio, antireumatico, debolmente analgesico, tonico-amaro.
Uso dell'artiglio del diavolo
L'artiglio del diavolo è utilizzato nell' artrosi, dolore articolare, osteoartriti, mal di schiena. Per stimolare la digestione e l’appetito in virtù dei principi attivi fortemente amari.
Note
Non indicato in caso di bruciore allo stomaco, o ipersecrezione acida.
L'artiglio del diavolo: Una pianta dalla multiattività
Si tratta di una pianta estremamente interessante ed oggetto di forte ricerca scientifica in particolare per l’attività antinfiammatoria dovuta a principi attivi quali l’arpagoside. È una pianta che mette ben in luce la tipica multiattività degli estratti vegetali. Infatti in questo caso si presta ad un doppio utilizzo a seconda del dosaggio utilizzato. Bassi dosaggi sono infatti più che sufficienti, grazie ai principi attivi amari, per stimolare una digestione rallentata (vedere anche monografia sul Carciofo). A dosaggi più elevati invece entra in gioco l’attività antinfiammatoria utile in particolare per i disturbi che interessano le articolazioni.
A conferma di quanto le conoscenze tradizionali abbiano informato la ricerca moderna ricordiamo che nella medicina tradizionale africana l’Artiglio del diavolo viene utilizzato nei disturbi digestivi, come amaro, e anche per le sue proprietà antinfiammatorie. (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Arctium lappa L.Famiglia: Compositae Parti Utilizzate: Radice |
Descrizione e origine della bardana
La bardana è una robusta erbacea biennale (può raggiungere 1,5 m) con larghe foglie. La bardana ha teste fiorali porporine ed arrotondate che sono circondate da piccoli uncini (brattee) che li fanno attaccare facilmente ai vestiti. È originaria dell’Europa e successivamente è stata introdotta nel nord dell’Asia e nel nord America.
Principi attivi di riferimento della bardana
Olio essenziale, composti acetilenici, acidi fenolici tra cui gli acidi caffeilchinici.
Attività principali della bardana
La bardana è una pianta depurativa, diuretica blanda, lassativa blanda.
Uso della bardana
Usata tradizionalmente come depurativo, prevalentemente in caso di irritazioni ed eruzioni cutanee (es. acne, foruncoli, dermatiti), secondariamente anche come depurativo coadiuvante in caso di reumatismi.
Note
Ipersensibilità ad altre piante della famiglia delle Compositae.
Il concetto di depurativo
La Bardana è considerata una della piante detossificanti più importanti non solo della nostra tradizione erboristica, ma anche di quella cinese. Il concetto di depurativo è ricorrente nella tradizione erboristica di tutto il mondo. Tuttavia se il concetto e lo scopo risultano intuitivi, ovvero quello di supportare la capacità dell’organismo di eliminare sostanze endogene ed esogene tossiche, non è semplice tradurlo in termini scientifici, almeno con le attuali conoscenze.
È noto ed evidente che il carico di xenobiotici (sostanze estranee) che introduciamo nel nostro organismo è piuttosto rilevante e sono altrettanto noti (almeno in parte) i meccanismi attraverso i quali queste sostanze vengono eliminate o gestite. Nei casi dove le sostanze introdotte siano liposolubili e difficilmente processabili dal nostro organismo esse vengono stoccate nel tessuto adiposo. Per le altre, l’attività principale di detossificazione/trasformazione è svolta dal fegato. I metaboliti prodotti da questa trasformazione vengono poi eliminati principalmente attraverso l’intestino o i reni, in base alle loro caratteristiche di solubilità. Quindi, in sintesi, l’idea di supportare l’attività di detossificazione epatica ed i principali organi emuntori appare più che sensata. Alcune piante hanno attività in questo senso piuttosto ben supportate (si pensi al Carciofo, al Cardo mariano, alla Curcuma etc.) altre come nel caso della Bardana, nonostante l’importantissimo uso tradizionale, non sono state ancora oggetto di intense ricerche.
Riteniamo che per molte piante classificate depurative (tra cui anche la nostra Bardana) a parte le attività classiche prima citate rimanga comunque ancora molto da scoprire. Non è affatto impensabile che l’efficienza e quindi l’efficacia dell’attività depurativa possa, ad esempio, dipendere da un’influenza sulla circolazione, sul sistema immunitario oppure da attività tissutali o cellulari specifiche ancora non note. In parte oggi sono già noti precisi meccanismi cellulari in grado di “detossificare” un ampio numero di sostanze estranee. In attesa che questi sviluppi gettino ulteriore luce sull’attività dei depurativi, la Bardana rimane una pianta ad elevatissima tollerabilità e con un notevole curriculum d’uso tradizionale che ne giustifica gli usi citati nella scheda sintetica.
La Bardana e il Velcro
Una notizia curiosa sulla Bardana riguarda i suoi capolini ricurvi, utilizzati per la dispersione dei semi della pianta attraverso gli animali (dispersione zoocora): tali capolini, attaccandosi ai vestiti, sembra abbiano ispirato l’invenzione del sistema di chiusura apri e chiudi: il Velcro. (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Crataegus monogyna Jacq. (Lindm.)Famiglia: Rosaceae Parti Utilizzate: Sommità fiorite |
Descrizione e origine del biancospino
La specie Crataegus comprende arbusti e piccoli alberi (fino a 10 m), con foglie lobate, e rami spinosi. I fiori sono bianchi e tipicamente rilasciano dei particolari composti denominati ammine che fungono da attrattori per gli insetti impollinatori. Ai fiori seguono dei frutti rossi. È originario dell’Europa e dell’Asia.
Principi attivi di riferimento del biancospino
I principi attivo del biancospino sono la procianidine di cui le più importanti sono le procianidine oligomeriche (circa 3%), flavonoidi quali vitexina, ed iperoside.
Attività principali del biancospino
Protettivo del cuore e circolazione, antiossidante, ipotensivo, rilassante.
Uso
Disturbi cardiovascolari di origine nervosa. Supporta e protegge le funzioni cardiache e circolatorie. Nella tendenza alla pressione alta. Quale rilassante. In generale come protettivo dell’apparato cardiovascolare.
Note sul biancospino
Il biancospino può avere una possibile interazione sinergica con farmaci digitalici, betabloccanti, ed altri antipertensivi (in generale se si assumono farmaci per la pressione o la circolazione, consultare il medico).
La pianta che fa bene al cuore
Il Biancospino, oggi, pianta molto conosciuta ed utilizzata, in realtà ha raggiunto il suo successo relativamente da poco. Fu infatti solo verso la fine del ‘900 che alcune ricerche di medici americani proseguite poi dal medico francese Leclerc portarono a diffonderne in modo significativo l’uso.
Sebbene gli studi moderni la caratterizzino come principalmente indicata in disturbi dell’apparato cardiovascolare, tuttavia l’uso tradizionale come pianta rilassante resta uno dei più noti. Recentemente anche la ricerca ha iniziato a compiere i primi tentativi per comprendere e sostanziare tale attività.
Tra le piante rilassanti risulta ovviamente quella più indicata nei casi dove fenomeni come la palpitazione o un leggero aumento della pressione arteriosa sono causati da un periodo particolarmente stressante e per questo motivo da alcuni viene infatti definita la “Valeriana del cuore” . (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Borago officinalis L.Famiglia: Boraginaceae Parti Utilizzate: Olio ricavato dai semi |
Descrizione e origine della borragine
La borragine è una robusta erbacea annuale alta 20-70 cm, pubescente (i.e. dotata di peli) con ampie foglie ovali. Fiorisce da Maggio a Settembre. I fiori della borragine sono portati su lunghi peduncoli, e sono di colore blu-celeste. Originaria del sud Europa e della regione del Mediterraneo.
Principi attivi di riferimento della borragine
L’olio ricavato dai semi si caratterizza per un elevato contenuto di acidi grassi essenziali (omega-6 ed omega-3) in particolare acido gammalinolenico circa 21%, acido linoleico 30- 40%, ed oleico circa 15%.
Attività principali
Gli acidi grassi polinsaturi sono componenti fondamentali delle membrane cellulari ed importanti precursori di molte sostanze (prostaglandine, leucotrieni etc.) responsabili della regolazione di molte funzioni biologiche.
Uso della borragine
Integrazione dietetica di acidi grassi essenziali (omega-6, omega-3). Sindrome premestruale. Dermatiti.
Una pianta utilizzata anche in cucina
Le foglie di borragine sono ancora oggi utilizzate per alcune preparazioni culinarie tipiche di alcune regioni italiane. Sia le foglie che i fiori hanno un delicato sapore che ricorda il cocomero. I fiori per questo motivo si possono utilizzare sia per decorare insalate o per la preparazione di cocktail.
Gli usi tipici della borragine
L’olio di borragine è ricco di acidi grassi omega 3 ed omega 6 (si veda anche olio di pesce). Come viene discusso nella monografia dell’olio di pesce queste sostanze sono utili nel modulare alcune riposte infiammatorie nel nostro organismo. Nel caso della borragine (ed anche dell’enothera) essa risulta specifica per i disturbi del ciclo femminile caratterizzati da dolore (dismenorrea) e nelle dermatiti. Nel caso della dismenorrea, l’olio di borragine potrebbe essere utilmente associato ad altre piante quali ad esempio il Partenio (Tanacetum parthenium) e nella dermatite alla bardana. (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Chamomilla matricaria L.Famiglia: Asteraceae (Compositae) Parti Utilizzate: Capolini |
Descrizione e origine della camomilla
Pianta erbacea annuale, alta fino a 40 centimetri, a fusto eretto e ramificato con foglie bipennatosette e fiori raccolti a formare capolini dal lungo peduncolo. Alla periferia del capolino ci sono i fiori femminili bianchi e ligulati, mentre al centro si trovano quelli tubulosi di colore giallo. La Camomilla cresce spontanea in tutto il continente europeo, si trova comunemente nei luoghi erbosi, lungo le strade campestri e le siepi e fiorisce da Maggio a Settembre.
Principi attivi di riferimento della camomilla
I capolini della camomilla contengono un olio essenziale (0,5-1,5%) costituito principalmente da camazulene e alfa-bisabololo; derivati flavonici quali apigenina-7-glucoside (0,5% circa), cumarine (erniarina e umbelliferone), acidi fenolici e polisaccaridi (fino al 10%).
Attività principali della camomilla
La camomilla ha attività antinfiammatoria, antispasmodica, antimicrobica, antiulcerogenica, cicatrizzante e blandamente sedativa.
Uso della camomilla
Tradizionalmente utilizzata come blando sedativo la camomilla è indicata nel trattamento sintomatico dei disturbi gastrointestinali quali spasmi minori, distensione epigastrica, flatulenza ed eruttazione. Esternamente si può utilizzare nelle lievi infiammazioni ed irritazioni cutanee e della mucosa, comprese cavità orale e gengive (colluttori), tratto respiratorio (inalazioni) e aree genitali e anali (bagni e unguenti).
Note
Ipersensibilità ad altre piante della famigli adelle Compositae (Asteraceae).
La camomilla non è solo "pianta della buona notte"
La camomilla è forse la pianta officinale più presente nella dispensa delle nostre case: il suo infuso profumato e fumante è così legato ai nostri ricordi serali da farcela considerare per antonomasia "pianta della buona notte". Ma tanto è antica e familiare che non ci rendiamo conto della sua importanza come pianta officinale. Nel Papiro di Ebers (ca. 1550 a.C.) è documentato il suo uso fin dai tempi degli Egizi, viene descritta costantemente negli antichi erbari, è stata utilizzata da Ippocrate, Dioscoride, Galeno, Paracelso e così via, sino ai nostri giorni. In realtà la Camomilla è importante per le proprietà antiinfiammatorie ed antispastiche esercitate sull'apparato digerente, e queste unite a quella di conciliare il sonno, ne fanno un rimedio prezioso anche per l'infanzia. Spesso infatti sono proprio disturbi come le piccole coliche, così frequenti in tutti i bambini, ad impedire un buon sonno. Sempre per l'azione antiinfiammatoria e lenitiva i preparati a base di Camomilla vengono anche molto utilizzati nell'uso esterno, in modo particolare nei casi di lievi infiammmazioni e irritazioni cutanee (come alcune forme di dermatiti comuni) e della mucosa, comprese cavità orale e gengive e il tratto respiratorio (inalazione). I composti responsabili dell'attività farmacologica della Camomilla sono concentrati nel capolino, comunemente definito fiore della camomilla. In realtà questo è una infiorescenza che raccoglie i due fiori veri della Camomilla: i fiori tubulari gialli che formano il ricettacolo dalla caratteristica forma conica e i fiori bianchi ligulati (ligule) che sono posizionati verso l'esterno dell'infiorescenza e costituiscono i cosidetti petali. Nel capolino le sostanze attive hanno una particolare distribuzione. L'olio essenziale ricco in α-bisabololo, sesquiterpeni ciclici eterei, oltre a cumarine, esteri e azulene che si forma dalla decomposizione della matricina durante il processo di estrazione (distillazione in corrente di vapore) e che dona all'olio una colorazione blu è contenuto nell'intero capolino e in modo particolare nei fiori tubulari gialli, mentre le ligule sono la porzione del capolino più ricca in flavonoidi (apigenina, luteolina). Separando le ligule dal resto del capolino si possono ottenere quindi estratti particolarmente ricchi in flavonoidi e caratterizzati da un elevato profilo di sicurezza. (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Cynara scolymus L.Famiglia: Compositae (Asteraceae) Parti utilizzate: Foglie |
Descrizione e origine del carciofo
Il carciofo è un' erbacea perenne robusta che raggiunge l’altezza di 2 m. Ha foglie grandi, composte, di colore verde grigio-argenteo, cospicue teste fiorali di colore porporino. Si tratta del comune ortaggio di cui, a scopo alimentare si mangiano i fiori non ancora sbocciati, e a scopo medicinale le foglie. Originario dell’Europa, ora ampiamente coltivato.
Principi attivi di riferimento del carciofo
I principi attivi del carciofo sono gli acidi caffeilchinici, quali acido clorogenico.
Attività principali del carciofo
Il carciofo è un epatoprotettore, tonico epatico, coleretico, colagogo, amaro tonico, ipocolesterolemico, diuretico, depurativo.
Uso del carciofo
Il carciofo è utile nei disturbi digestivi (quali mal di stomaco, nausea, sensazione di sazietà, flatulenza) e disturbi epatobiliari. Coadiuvante di una dieta povera di grassi nel trattamento delle dislipidemie (colesterolo e trigliceridi elevati) da lievi a moderate.
Note
Ipersensibilità ad altre piante della famiglia delle Compositae. In caso di calcoli biliari assumere solo sotto controllo medico.
Buono non solo a tavola
È uno degli ortaggi più antichi infatti viene coltivato sin dai tempi dei greci e dei romani. Mentre si utilizzano a scopo alimentare il fiore e parzialmente il gambo (molto ricco di sostanze prebiotiche quali l’inulina), a scopo medicinale si utilizzano le foglie (molto amare).
Attività delle sostanze amare
Le piante ricche di principi attivi amari sono ben note per la loro attività digestiva, si pensi alla Genziana, o all’Artiglio del diavolo citato precedentemente o appunto al Carciofo. Quando le sostanze amare entrano in contatto con appositi recettori (recettori dell’amaro) presenti sulla lingua stimolano, si ritiene per via nervosa-riflessa, un aumento sia delle secrezioni digestive che probabilmente della motilità intestinale. In altri termini: attivano la digestione. In caso di disturbi digestivi, quali digestione lenta, pesante, vanno idealmente assunti prima dei pasti, circa 15-30 minuti. Sebbene le preparazioni liquide o in generale quelle che permettono un contatto con i recettori dell’amaro, siano quelle più efficaci, chi non sopporta o non gradisce l’amaro può comunque assumere queste piante anche in altre forme (capsule etc.). Infatti, gli efetti delle piante amare assunte in questo modo sono ancora sufficienti per aiutare e stimolare i processi digestivi. (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Silybum marianum (L.) Gaertn.Famiglia: Compositae Parti Utilizzate: Frutti maturi (impropriamente chiamati semi) |
Descrizione e origine del cardo mariano
Il cardo mariano è un' erbacea biennale alta fino a 2 m, con foglie verde scuro con caratteristiche macchie bianche lungo le venature, margini spinosi. Capolino fiorale porporino attorniato da spine. I frutti (acheni) sono marroni o neri e lunghi circa 6 mm. È originaria del sud Europa, nord Africa, e Asia occidentale.
Principi attivi di riferimento del cardo mariano
Miscela di flavolignani denominata silimarina, di cui uno dei componenti principali (50%) è la silibina.
Attività principali del cardo mariano
Epatoprotettore, tonico epatico, antiossidante, coleretico.
Uso
Come protettore e tonico del fegato. Antiepatotossico-depurativo. Digestivo.
Note
Ipersensibilità ad altre piante della famiglia delle Compositae.
Le benefiche attività del cardo mariano
L’attività del Cardo mariano sul fegato è notevole. La silimarina è stata molto studiata ed in effetti mostra essenzialmente tre attività: è in grado di stabilizzare le membrane cellulari delle cellule epatiche rendendo più difficile alle sostanze tossiche penetrarvi, ha un’importante attività protettiva nei confronti dei radicali liberi ed infine stimola la sintesi proteica nelle cellule epatiche favorendone la rigenerazione. Per questi motivi si utilizza il termine di tonico epatico intendendo un’azione ampia sul fegato, diretta a supportarne e a difenderne la funzionalità. (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Daucus carota L.Famiglia: Umbellifearae Parti Utilizzate: Radice (estratto oleoso delle radici) |
Descrizione e origine della carota
La carota è un'erbacea annuale o biennale con radice carnosa (la coltivata). Il fusto è eretto, striato e ramoso, raggiunge i 40-90 cm; le foglie sono alterne frastagliatissime, i fiori bianchi o rosei in ombrella.
Principi attivi di riferimento della carota
Carotenoidi in particolare il beta-carotene. Proantocianidine, acidi grassi.
Attività principali
Antiossidante
Uso della carota
L'uso della carota è frequente come integrazione dietetica di precursori della vitamina A come il beta-carotene. Ricordiamo che il beta-carotene al contrario della vitamina A non può dare problemi di tossicità da accumulo, in quanto il nostro organismo lo converte lentamente e l’assorbimento intestinale si riduce proporzionalmente alla sua assunzione. I carotenoidi sono composti antiossidanti ritenuti importanti per la loro attività protettiva.
Il “Colore giallo” – I carotenoidi
Il colore come indicatore della presenza di principi attivi di particolare valore negli alimenti, è oramai un concetto che negli ultimi anni è stato diversamente ed ampiamente utilizzato. In effetti è solo recentemente che gli alimenti hanno iniziato ad essere considerati non solo come “contenitori” di vitamine, minerali e ovviamente proteine, grassi, carboidrati, ma anche per la presenza di numerosi composti il cui valore per la nostra salute viene evidenziato ogni giorno di più. Molti di questi importanti composti sono proprio quelli che danno colore agli alimenti, in particolare frutta e verdura. Tra questi ricordiamo ad esempio i polifenoli, le antocianine del mirtillo, e appunto i carotenoidi il cui colore, a seconda del tipo va dal giallo al rosso. Tutta la frutta e la verdura che mostra questi colori di norma contiene dei carotenoidi, ne sono un esempio il melone, il peperone, ma anche il pomodoro con il suo rosso licopene ed ovviamente la carota.
Sono composti dotati di diverse proprietà tra le quali un’importante attività antiossidante. Sono generalmente liposolubili e nel caso della carota, il beta-carotene tende ad accumularsi nella pelle. Un consumo abbondante di carote infatti produce una colorazione aranciata dell'epidermide che torna assolutamente normale quando il consumo diviene normale. La loro struttura chimica e la capacità di accumularsi alla “superficie” dei viventi, siano essi piante o animali, rende i carotenoidi degli importanti fotoprotettori.
Il beta-carotene nell’uomo si converte a livello della mucosa intestinale in retinolo (vitamina A), è quindi più precisamente un precursore della vitamina A. (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Carum carvi L.Famiglia: Apiaceae Parte utilizzata: Frutti (impropriamente chiamati semi) |
Descrizione e origine del carvi
Il carvi è una pianta erbacea perenne alta sino a 1 metro, presenta foglie finemente incise e piccoli fiori pentameri bianchi o rosei raccolti in ombrelle composte. Appartenente alla famiglia delle Apiaceae il Carvi cresce spontaneo nei luoghi erbosi incolti, nei prati in montagna, ai bordi delle strade e nei fossi rurali di tutta Europa. Coltivato ampiamente in Germania, Olanda, Polonia, Spagna e Nord Africa viene raccolto prima della completa maturazione dei semi, poichè in tale momento si ha il massimo contenuto di olio essenziale. Il Carvi è conosciuto anche con il nome di Cumino tedesco o Kummel.
Principi attivi di riferimento del carvi
La droga del Carvi è costituita dai frutti che contengono il 3-7% di olio essenziale composto in gran parte da (+)-carvone, (+)-limonene ed altri terpeni. Contiene inoltre il 10-18% di olio, prevalentemente costituito dagli acidi grassi petroselinico (30-43%), linoleico (34-37%), oleico (15-25%) e palmitico (4-5%); il 20% di proteine; il 20% circa di carboidrati; flavonoidi.
Attività principali
Stomachica, digestiva, carminativa, antispasmodica, galattogoga.
Uso del carvi
Il carvi è consigliato nei disturbi gastro-intestinali caratterizzati da spasmi, flatulenza, gonfiore. Coliche flatulente nei bambini.
Note sul carvi
É possibile utilizzare l'olio essenziale di Carvi nei bambini piccoli con coliche gassose applicando esternamente sull'addome un olio composto dal 10% di olio essenziale in olio base (es. olio di oliva).
Ipersensibilità ad altre piante della famiglia delle Apiaceae (Ombrellifere)
Un seme molto usato in cucina anche per la sua azione carminativa
L'origine del nome Carvi può essere trovata in un adattamento linguistico del termine arabo Karwaia adoperato dalle popolazioni orientali per indicare proprio questa pianta che utilizzavano per la preparazione del curry. Già dal medioevo quindi si conosceva il Carvi e lo si utilizzava in medicina come carminativo e digestivo e in cucina come aromatizzante. In effetti i frutti del carvi sono uno dei carminativi più affidabili e potenti (per il meccanismo d'azione dei carminativi vedere la scheda del Finocchio) con una altrettanto importante azione stomachica prodotta dall'olio essenziale che favorisce la funzionalità dello stomaco nel suo complesso. L'uso del Carvi come aromatizzante diventa importante soprattutto presso le popolazioni tedesche che adoperavano e utilizzano tuttora questi semi (conosciuti anche come "anici dei Vosgi") come spezia per aromatizzare pani, dolci e formaggi e per migliorare la digeribilità di alimenti che possono causare flatulenze (in particolare il cavolo). Il Carvi è inoltre uno dei principali ingredienti nella preparazione di liquori e acqueviti note con il nome di Kummel. Queste sono in grado di migliorare la tollerabilità di molti cibi, in particolar modo quelli grassi. (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Centella asiatica (L.) UrbanFamiglia: Umbelliferae Parti Utilizzate: Parti aeree |
Descrizione e origine della centella
La centella è un' erba strisciante, perenne, di luoghi umidi, fusti sottili, foglie semplici ed arrotondate, fiori incospicui. Originaria della fascia pantropicale si trova in ampie parti dell’Africa, Madagascar, nord e sud America, Asia e Australia.
Principi attivi di riferimento
Saponine triterpeniche quali asiaticoside, e madecassicoside con i loro rispettivi agliconi: acido asiatico e acido madecassico. Diversi polifenoli e composti ad attività antiossidante.
Attività principali
Trofodermica, protegge i capillari, combatte il gonfiore alle gambe (antiedemigena), tonica nervina.
Uso della centella
La centella viene usate per trattare problematiche come gambe pesanti, cattiva circolazione venosa, cellulite, come tonico cerebrale (importante uso tradizionale nella medicina ayurvedica).
L’erba delle tigri e la tradizione indiana
La Centella era chiamata anche erba delle tigri, in quanto si racconta che i felini feriti fossero soliti rotolarsi sulla pianta per favorire la guarigione delle ferite. Nella medicina ayurvedica la Centella viene suggerita nel trattamento delle malattie della pelle, dell’ulcera dovuta a stress e come tonico-nervino utile per supportare la memoria e funzioni cognitive. Anche se quest’ultima attività è poco nota, in realtà diversi studi scientifici ne stanno verificando con successo la veridicità.
Centella e tessuto connettivo
Oggi l’applicazione principale tuttavia è ancora quella in ambito circolatorio e della funzionalità del tessuto connettivo. L’attività trofodermica citata nella scheda fa riferimento proprio alla capacità della Centella di intervenire sul recupero (entro certi limiti) della funzionalità del tessuto connettivo agendo sia sul microcircolo che su altri componenti del tessuto stesso. Questo è essenzialmente il motivo del suo uso per il benessere delle gambe sia che si tratti di inestetismi della cellulite che di circolazione venosa non ottimale. (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Echinacea pallida (Nutt.) Nutt.Famiglia: Compositae Parti Utilizzate: Radice |
Descrizione e origine dell'echinacea
L'echinacea è un'erbacea perenne con fusti corti e non ramificati, foglie strette in rosetta basale. Il sottile stelo fiorale dell'echinacea può essere alto fino ad un metro e porta un singolo capolino con petali (fiori ligulati) porpora chiaro e ricadenti. Originaria degli Stati Uniti, oggi ampiamente coltivata.
Principi attivi di riferimento dell'echinacea
Derivati caffeoilici quali echinacoside, olio essenziale, ed altri composti.
Attività principali
Immunomodulante (sostiene l’attività del sistema immunitario), antinfiammatoria.
Uso dell'echinacea
L'echinacea viene usata come coadiuvante e nella prevenzione delle infezioni ricorrenti del tratto respiratorio superiore (es. raffreddore, mal di gola etc.).
Note sull'echinacea
Ipersensibilità ad altre piante della famiglia delle Compositae.
Echinacea e Indiani d’America
I primi occidentali ad accorgersi delle proprietà dell’Echinacea sembra siano stati i coloni che, nel continente americano, avevano osservato gli usi che ne facevano i nativi indiani d’America. L’etnobotanico Moermann nel suo monumentale lavoro sugli usi delle piante da parte dei Nativi Americani riporta numerosi utilizzi, per citarne alcuni: la tribù dei Cheyenne utilizzava la radice masticata per il raffreddore, la decozione per problemi articolari e reumatici, e come applicazione esterna in caso di febbre; l’Echinacea veniva utilizzata anche in diverse infezioni, malattie dei denti e gengive, mal di gola etc. (utilizzi analoghi si ritrovano anche nelle tribù Crow, Dakota, Sioux). Da questi usi è evidente il legame che lega l’Echinacea a problemi caratterizzati da infiammazione e infezioni.
Quale Echinacea?
Nel mercato italiano si incontrano altre due specie di Echinacea: E. angustifolia radice e l’E. purpurea radice o parti aeree. Tutte le Echinacea hanno analoghi utilizzi.
L’attività immunomodulante o di supporto del sistema immunitario
L’Echinacea, negli ultimi tempi, ha assunto un ruolo centrale per quanto riguarda le soluzioni di problemi che interessano le prime vie aeree. Questo suo successo è dovuto in parte alla sua efficacia supportata da diversi interessanti studi e dall’altra dalla peculiarità della sua azione. Essa infatti svolge un’attività di supporto generale delle difese immunitarie. Tecnicamente si dice che supporta l’attività del sistema immunitario aspecifico come ad esempio l’attività fagocitica delle cellule bianche. Per questa sua azione di supporto molto ampia e generale è indicata nelle molteplici problematiche che interessano le prime vie aree, in particolare: raffreddore, forme influenzali etc. Può essere utilizzata come preventivo, ma anche al bisogno, magari in associazione con altre piante o sostanze naturali più specifiche: ad esempio come la Propoli nel mal di gola, oppure con piante balsamiche (Eucalipto, Pino, Grindelia, Timo) quando sono interessate le cavità nasali, o le prime vie aeree. (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Elutherococcus senticosus (Rupr. et Maxim.) Maxim.Famiglia: Araliaceae Parti Utilizzate: Radice e rizoma |
Descrizione e origine dell'eleuterococco
L'eleuterococco è un arbusto legnoso con fusti eretti, foglie composte, e fiori incospicui. È originario dell’Asia nordorientale. Appartiene alla stessa famiglia del Ginseng e viene anche chiamato Ginseng siberiano.
Principi attivi di riferimento
Lignani quali eleuteroside E e B4, altri fenilpropanoidi quali eleuteroside B.
Attività principali dell'eleuterococco
Adattogeno, immunomodulante, tonico.
Uso dell'eleuterococco
Debolezza, esaurimento sia fisico che mentale, stanchezza, perdita della concentrazione, nella convalescenza. Uso suggerito: 6 settimane di trattamento seguite da 2 settimane di interruzione.
Note
Sconsigliato in caso di ipertensione.
Stress e piante adattogene
Se un livello moderato di stress è ritenuto salutare, capace di tenerci “vivi”, attivi, quando è troppo intenso e soprattutto cronico ha effetti negativi prima sulla nostra qualità di vita poi sulla nostra salute. Alcune piante permettono al nostro organismo di rispondere in modo più efficiente allo stress, in altre parole migliorano la nostra capacità di adattamento: si tratta appunto delle piante adattogene. Questo termine fu coniato proprio per spiegare l’attività di queste piante che sfuggiva a tentativi di classificazione più precisi. Il loro effetto è ampio e difficilmente riducibile a meccanismi identificabili con precisione.
Tra le piante adattogene più comuni ritroviamo: il Ginseng (Panax ginseng), l’Eleuterococco, la Whitania (Withania somnifera), la Schizandra (Schizandra chinensis), la Rhodiola (Rhodiola rosea). Sebbene tutte siano di aiuto nel migliorare la nostra risposta allo stress si differenziano sostanzialmente per altre caratteristiche.
La specificità dell’Eleuterococco
L’eleuterococco, ad esempio, tra le adattogene è quello che maggiormente supporta anche l’attività del sistema immunitario. Si differenzia dal Ginseng per un’attività meno stimolante ed è quindi maggiormente tollerato da chi mostra un’eccessiva sensibilità al Ginseng. Può essere più indicato per chi ha un lavoro sedentario, ma che richiede uno sforzo intellettuale, oppure in chi è soggetto a frequenti raffreddori a causa dell’abbassamento delle difese immunitarie prodotte dallo stress.
La soluzione finale contro stanchezza e stress?
Certamente le piante adattogene possono essere di grandissimo aiuto, tuttavia non possono in alcun modo sostituire il riposo. Situazioni di stress cronico non sono condizioni accettabili. È necessario prima o poi riposarsi per recuperare pienamente equilibrio ed efficienza psicofisica. Le piante adattogene possono comunque essere di grande aiuto sia in prossimità che durante un periodo che si prevede essere o è già stressante, oppure possono essere altrettanto utili per agevolare un più rapido recupero, ma come detto non possono sostituire il riposo. Detto questo l’uso delle piante adattogene può essere relativamente prolungato (fino a tre mesi, eventualmente a cicli come indicato nella scheda). (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Helichrysum italicum (Roth)Famiglia: Asteraceae (Compositae) Parte utilizzata: sommità fiorite |
Descrizione e origine dell'elicrisio
Il genere Helicrysum è costituito da oltre cinquecento specie, distribuite tra l'area del Mediterraneo, il continente africano, l'Asia e l'Australia. La più diffusa in Italia è quella dell'Helichrysum italicum pianta erbacea perenne, densamente ramificata con fusto eretto e foglie lineari. I fiori prevalentemente tubulari sono di colore giallo intenso, riuniti in capolini che formano densi corimbi all'apice dello scapo fiorale. La pianta vive nei luoghi pietrosi aridi e sabbiosi, nei greti fluviali dal mare alle zone collinari. Fiorisce da maggio a settembre.
Principi attivi di riferimento dell'elicrisio
I componenti attivi più importanti dell'elicrisio sono:sono flavonoidi (isoquercitrina, naringenina, apigenina, tiriloside, luteolina) e altri polifenoli come gli acetofenoni; cumarine; olio essenziale, acido caffeico, acido ursolico e fitosteroli.
Attività principali
Antinfiammatoria, antiossidante, antibatterica.
Uso dell'elicrisio
Per uso interno nel trattamento sintomatico della tosse, bronchite acuta e cronica aspecifica, infiammazioni catarrali delle vie respiratorie.
Note
Ipersensibilità ad altre piante della famiglia delle Asteraceae (Compositae).
L'elicrisio: L'erba del sole
Sole e oro sono le parole che compongono il nome di questa pianta e richiamano sia il colore dei suoi capolini sia l’habitat sassoso e assolato delle zone costiere e della media collina nell’area Mediterranea. Sin dall’antichità è noto il suo utilizzo per le esigenze respiratorie. In Italia risulta di particolare interesse la rassegna clinico-statistica delle osservazioni del Dottor Leonardo Santini, medico condotto della Garfagnana che partendo dal fatto che l'Elicriso era utilizzato con ottimi risultati in veterinaria ne documentò l'efficacia e la sicurezza d'uso anche nelle affezioni acute e croniche dell'apparato respiratorio umano. Con sorpresa osservò che i pazienti che presentavano anche sindromi artrosiche e artritiche, psoriasiche e ittiosiche, miglioravano non solo dal punto di vista respiratorio ma anche negli aspetti dermatologici e articolari. A distanza di qualche decennio le proprietà antiinfiammatorie dell'Elicriso sono state confermate da studi in vitro e in vivo, evidenziando che questa pianta potrebbe essere utilizzata in tutte le patologie dove l'infiammazione svolge un ruolo primario. Oltre all'azione sulla funzionalità dell'apparato respiratorio, come espettorante e bechico, vengono segnalate per l'Elicriso anche proprietà diaforetiche, analgesiche, antireumatiche e antiallergiche. L'azione antiinfiammatoria dell'Elicriso sembra essere dovuta principalmente alla componente flavonoidica per effetto sinergico di più meccanismi d'azione tra cui molto importante l'attività di scavenger dei radicali liberi (in modo particolare i flavonoidi e tra questi il tiriloside). (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Oenothera biennis L.Famiglia: Onagraceae Parti Utilizzate: L’olio estratto dai semi |
Descrizione e origine dell'enothera
L'enothera è un'erbacea biennale, nel primo anno presenta foglie raccolte a formare una rosetta basale e uno stelo fiorale che può raggiungere 1,5 m entro il secondo anno. I fiori ampi, gialli e tubulari si aprono la sera e sono impollinati dalle falene. I semi numerosissimi si formano in capsule oblunghe. È originaria del nord America.
Principi attivi di riferimento dell'enothera
L’olio è ricco di acidi grassi essenziali: circa 8-14% di gamma-linolenico (GLA) e 60-80% linoleico.
Attività principali
Gli acidi grassi polinsaturi sono componenti fondamentali delle membrane cellulari e importanti precursori di molte sostanze che agiscono come modulatori delle funzioni biologiche quali prostaglandine, leucotrieni etc.
Uso dell'enothera
L'enothera viene usata come Integrazione dietetica di acidi grassi essenziali. Sindrome premestruale. Dermatiti.
Altri usi dell’olio di enothera
L’Enothera assieme alla Borragine, ai semi di Ribes nero e a quelli di Cannabis sono tra le piante più note per la ricchezza di acidi grassi essenziali della serie omega 3 ed omega 6 ( si veda anche monografie dell’Olio di pesce e Borragine). Questi oli oltre che per la loro attività quando assunti internamente sono anche ampiamente utilizzati nei cosmetici, normalmente per le loro proprietà nutritive ed emollienti cutanee. I bellissimi fiori gialli, ricchi di mucillagini, venivano utilizzati similmente a quelli di malva come antitussivi. (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Equisetum arvense L.;E. maximum L.Famiglia: Equisetaceae Parti Utilizzate: Parti aeree (fusti sterili) |
Descrizione e origine dell'equiseto
La famiglia dell’equiseto era già presente nel Carbonifero (245- 380 milioni di anni fa) ed è considerata un relitto dell’evoluzione delle piante terrestri. All’inizio della primavera produce un tipico fusto fertile con coni marroni portanti spore. In estate invece è caratterizzato da fusti sterili verdi, alti fino a 0,5 m, con numerosi nodi con tipiche ramificazioni ad ombrella. Originario delle regioni temperate del nord America, Europa ed Asia.
Principi attivi di riferimento dell'equiseto
Minerali (circa 15%) principalmente acidi silicici e silicati. Flavonoidi principalmente glicosidi della quercitina, isoquercitina.
Attività principali
Diuretico, astringente, emostatico, remineralizzante.
Uso dell'equiseto
L'equiseto è diuretico.Viene usato nelle infiammazioni e infezioni leggere del tratto genitourinario. Remineralizzante.
Un alleato delle vie urinarie
Viene utilizzato principalmente come diuretico, soprattutto quando assunto in forma di decotto o di estratti titolati in flavonoidi. Le sue caratteristiche lo rendono un utile rimedio sia in caso di ritenzione idrica che per il drenaggio delle vie urinarie. Per questo è tradizionalmente utilizzato sia come utile coadiuvante per ridurre le recidive di cistite che per il benessere della prostata. Preparati ricchi della polvere o estratti titolati in silicio invece si possono considerare degli utili integratori di questo elemento. Sebbene il silicio non sia oggi considerato un minerale essenziale nel senso che non compare normalmente nelle tabelle nutrizionali, diverse evidenze ne stanno supportando l’importanza per il benessere del tessuto connettivo, di cui un esempio classico sono unghie, capelli, e tessuto osseo.
Una carta vetrata vegetale
Chi ha avuto occasione di cogliere l’equiseto avrà notato passando le dita sul fusto una certa capacità abrasiva. In effetti essa è conseguenza proprio dell’accumulo di acido silico e derivati nei suoi tessuti. Questa caratteristica veniva sfruttata per levigare finemente sia il legno che il metallo in ambito artigianale. (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Eschscholtzia californica ChamFamiglia: Papaveraceae Parti utilizzate: Sommità fiorite |
Descrizione e origine dell'escolzia
L'escolzia è una piccola pianta erbacea alta da 40 a 50 centimetri con fusti sdraiati e diffusi a cespuglio e foglie glauche, alterne e molto incise. I fiori sono costituiti da 4 petali obovati, di colore giallo intenso più scuro alla base. L'escolzia è originaria della California, cresce in zone aride e sabbiose, è divenuta spontanea anche in alcune zone dell'Europa centrale e viene ampiamente coltivata anche come pianta ornamentale sia in America che in Europa.
Principi attivi di riferimento dell'escolzia
Alcaloidi, in particolare protopinici (protopina, criptopina) e pavinici (escholtzina e californidina).
Attività principali
Spasmolitica, rilassante muscolare, ansiolitica, sedativa, analgesica.
Uso dell escolzia
L'escolzia viene usata nel trattamento dell'insonnia di lieve e media gravità.
Il Papavero della California
Eschscholtzia è il nome attribuito ad un papavero trovato in California dal botanico inglese David Duglas per la Royal Horticultural Society alla fine del 1700 nell'ambito di un lavoro di ricerca che aveva come scopo l'introduzione di nuove specie di fiori nei giardini reali d'Europa. La pianta ebbe pertanto molta fortuna per il bell'aspetto dei suoi fiori gialli, la fioritura di lunga durata e perchè era relativamente facile da coltivare. In tempi più recenti però si è cominciato a considerare anche le sue possibili indicazioni terapeutiche dato che era noto che sia le popolazioni indigene della California che i primi coloni utilizzavano ampiamente i germogli ma anche le foglie della pianta oltre che come alimenti anche come analgesico per mal di testa e di denti, come sedativo e per l'uso esterno in cataplasmi contro le ulcere. Questo certamente non sorprende perchè l'Escolzia appartiene alla famiglia delle Papaveraceae e come tale contiene numerosi alcaloidi (i più rappresentati sono quelli del gruppo della protopina) che hanno evidenziato in studi in vitro e in vivo attività spasmolitica, sedativa e ansiolitica. La protopina inoltre evidenzia anche azione coleretica e anfocoleretica cioè è in grado di modulare la secrezione biliare. Quando si utilizzano estratti caratterizzati da tutto il fitocomplesso l'effetto dell'Esclozia è leggero, certamente più di equilibratore generale che di narcotico, non presenta effetti secondari nè di depressione nè fenomeni di assuefazione. Per questo motivo oggi viene ampiamente utilizzata in preparati ad azione sedativa/rilassante soprattutto in associazione con altre piante medicinali quali Valeriana, Melissa, Passiflora e Luppolo e anche per i bambini. (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Gadus morrhua L.Parti Utilizzate: Olio del fegato |
Descrizione e origine del fegato di merluzzo
Dal fegato fresco dei merluzzi si estrae, per azione del vapore, un olio di colore giallo paglierino, di odore e sapore caratteristici.
Principi attivi di riferimento del fegato di merluzzo
Vitamina A e D. Acidi poliinsaturi con prevalenza acido palmitoleico. aaa
Attività principali
Integrazione vitaminica in particolare A e D.
Uso del fegato di merluzzo
Il fegato di merluzzo viene usao in casi di Ipovitaminosi A e D; ritardi della crescita; benessere tessuto osseo (per la vitamina D). L’importante contenuto di vitamina A può renderlo utile per migliorare la visione notturna (emeralopia). L’elevato quantitativo di acidi grassi polinsaturi lo rende utile anche nelle dislipidemie.
Note
La vitamina A al contrario del beta-carotene si accumula nell’organismo, quindi non eccedere nell’uso del prodotto e rispettare la RDA (Recommended Daily Allowance o dose giornaliera consigliata).
Olio di fegato di merluzzo: l’assunzione
Molti hanno ricordi forse non felici a riguardo dell’Olio di Fegato di Merluzzo. Magari, da bambini, sono stati costretti a prenderne molti cucchiai. Il forte odore e il sapore non proprio gradevole certamente richiede una certa dose di buona volontà, almeno se lo si vuole assumere come nel passato con il cucchiaio. Oggi i preparati in capsule riducono di molto questo problema. A sua discolpa va tuttavia ricordato che la ricchezza in vitamina D ed A lo rende un’integratore molto interessante visto che con pochi grammi di prodotto si copre sostanzialemente la RDA di queste importanti vitamine. (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Trigonella foenum-graecum L.Famiglia: Fabaceae Parti Utilizzate: Semi |
Descrizione e origine fieno greco
Piccola erbacea annuale (fino a 0,5m) con foglie trifogliate, fiori gialli incospicui nell’ascella fogliare. I frutti sono lunghi e sottili, spesso incurvati. I semi di 3-5 mm. Originaria della regione del Mediterraneo, Africa nord-orientale ed Asia occidentale. Ampiamente coltivata.
Principi attivi di riferimento
Saponine steroidee. Polisaccaridi mucillaginosi composti prevalentemente da galattomannano. Trigonellina. Olio volatile.
Attività principali
Ipoglicemizzante, ipocolesterolemizzante, demulcente, nutritivo.
Uso del fieno greco
Il fieno greco viene usato nel controllo della glicemia, inappetenza, come coadivuante nel controllo della ipercolesterolemia da lieve a moderata.
Anche una buona spezia
Il Fieno Greco assieme alla Curcuma, al Cumino ed altre spezie è uno degli ingredienti che spesso si ritrovano nel Curry, la nota miscela di spezie utilizzata frequentemente in molte ricette indiane. In India oltre che il seme viene utilizzata, per aromatizzare diverse preparazioni culinarie, anche la pianta.
Gli usi tradizionali nei vari paesi e nelle diverse medicine tradizionali sono molti, tuttavia vi è un certo accordo sull’uso in casi di affaticamento, nei disturbi gastrici (bruciore, gastriti), nella perdita dell’appetito, come galattogeno. Gli usi maggiormente supportati da studi moderni sono quelli riportati nella scheda. (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Foeniculum vulgare Miller subsp. vulgare var. dulceFamiglia: Umbellifereae Parti Utilizzate: Frutti essiccati (spesso erroneamente chiamati semi). |
Descrizione e origine del finocchio
Il finocchio è un’erba perenne, eretta, alta fino ad 1,5 m. Il picciolo fogliare si avvolge attorno al fusto principale, le foglie sono finemente divise, dando l’impressione di piume. I fiori sono piccoli, gialli e raccolti in tipiche ombrelle. Originaria della regione del Mediterraneo viene ampiamente coltivata. La specie maggiormente utilizzata a scopo medicinale è il finocchio dolce (Foeniculum vulgare subsp. vulgare var. dulce).
Principi attivi di riferimento del finocchio
Olio essenziale caratterizzato da anetolo; diversi glicosidi idrosolubili.
Attività principali
Carminativo, digestivo, antimicrobico, espettorante, (diuretico).
Uso del finocchio
Il finocchio è usato nei disturbi dispeptici quali lievi affezioni gastrointestinali caratterizzate da gonfiore, spasmi e flatulenza. Catarro del tratto respiratorio superiore.
Note
Ipersensibilità ad altre piante della famiglia delle Umbellifereae (Ombrellifere).
Le piante carminative, che cosa sono?
Carminativo è un aggettivo che accompagna spesso diverse piante officinali utili per varie affezioni digestive. A quanto pare questo termine ha origine antica, probabilmente risalente all’epoca medievale nella quale possedeva l’accezione di “purgare”, nel senso di eliminare le “ventosità”. Oggi con questo termine praticamente si fa riferimento a quelle piante e a quei rimedi in grado di eliminare il gonfiore addominale e ridurre le sensazioni dolorose o di pienezza che spesso si accompagnano alla presenza di gas nel canale digerente. Quali piante appartengono a questo gruppo? La gran parte sono piante aromatiche che si caratterizzano per la presenza di componenti volatili: oli essenziali. Tra queste ricordiamo le più comuni: Carvi (Carum carvi), Cumino (Cuminum cyminum), Coriandolo (Coriandrum sativum), Anice verde (Pimpinella anisum), Cardamomo (Elettaria cardamomum), Menta piperita (Mentha piperita) , ma anche Zenzero (Zingiber officinale), Camomilla (Matricaria chamomilla) ed ovviamente il Finocchio.
Come funzionano le piante carminative?
Studi recenti stanno gettando maggiormente luce sul loro modo di agire che appare straordinariamente complesso e vario. Senza entrare in eccessivi dettagli, per prima cosa osserviamo che sono in grado di essere di aiuto sia che il gonfiore sia dovuto ad aria nello stomaco che nell’intestino. È esperienza di molti che l’uso di queste piante nel giro di pochi minuti (circa 5-15) sia in grado di produrre eruttazione con rapido sollievo, dovuto all’eliminazione dell’aria dallo stomaco.
Nell’intestino invece, queste piante producono effetti molto più complessi e si pensa che la componente aromatica a contatto della mucosa intestinale sia in grado di produrre sia effetti di stimolo che rilassanti, la motilità intestinale, con il risultato complessivo di facilitare l’eliminazione dei gas e/o diminuire la sensazione di gonfiore. In alcune piante sono stati scoperti in effetti principi attivi ad attività opposta: alcuni stimolanti la muscolatura ed i movimenti intestinali ed altri rilassanti (spasmolitici). Tuttavia questo non è il solo modo attraverso cui svolgono la loro azione benefica. Esse infatti, oltre agli oli essenziali, contengono numerosi altri composti attivi (quali i flavonoidi).
L’infuso di Finocchio ha un colore giallo piuttosto intenso (i flavonoidi sono spesso gialli). Questi composti hanno generalmente attività antinfiammatoria che proprio per il Finocchio è stata recentemente dimostrata. Alcuni studi inoltre stanno evidenziando la capacità di queste piante di supportare l’attività degli enzimi digestivi. Agevolare il potere digestivo porta come conseguenza una almeno parziale riduzione del carico di sostanze fermentabili nel colon con ovvia riduzione anche della formazione di gas. Alcuni componenti dell’olio essenziale inoltre hanno attività antisettica, mentre alcune piante (notoriamente la menta) hanno anche una rilevante attività colagogo-coleratica (ovvero stimolano la produzione e deflusso della bile). Perciò complessivamente le piante carminative agiscono in modo molto ampio sulla funzionalità del tratto digerente.
Non solo per stomaco e intestino
L’olio essenziale del Finocchio e dell’Anice verde vengono ben assorbiti dall’intestino e una percentuale rilevante entra nel circolo sanguigno fino ad arrivare anche all’apparato respiratorio dal quale vengono espulsi. Questo è il motivo alla base dell’attività espettorante di queste piante.
Inoltre non possiamo dimenticare l’attività diuretica citata nelle schede. Molti tra coloro che hanno provato un infuso di semi di Finocchio avranno certamente sperimentato direttamente quest’attività che si pensa possa essere legata ad una frazione dell’olio essenziale che passa nelle vie urinarie stimolando la diuresi.
Il Finocchio e i bambini
Il Finocchio è una della piante più tollerabili a nostra disposizione e trova infatti un uso molto diffuso nelle coliche gassose del bambino. (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Garcinia cambogia Desr.Famiglia: Clusiaceae Parti Utilizzate: Epicarpo del frutto (ovvero non la polpa, la scorza). |
Descrizione e origine della garcinia
La garcinia è una pianta legnosa che cresce spontanea nell’India meridionale, Indocina, Cambogia e Filippine.
Principi attivi di riferimento della garcinia
Il principi attivi della garcinia sono gli acidi organici tra cui in particolare l’acido idrossicitrico.
Attività principali
Riduzione della sintesi di acidi grassi e lipidi; riduzione del deposito di lipidi nel tessuto adiposo; riduzione dell’appetito.
Uso della garcinia
Sovrappeso, ipercolesterolemia ed ipertrigliceridemia.
Attività del principio attivo: acido alfa-idrossi citrico
In alcuni studi si è osservato che questo acido organico è in grado di inibire la citrato liasi, un enzima responsabile della conversione dei carboidrati in lipidi. L’effetto complessivo è quello di interferire con la biosintesi e l’accumulo di grassi. In effetti alcuni studiosi ritengono per questo motivo che la Garcinia possa essere di aiuto nel sovrappeso e dislipidemie particolarmente in persone con diete ad elevato contenuto di carboidrati. (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Triticum aestivum L.Famiglia: Graminaceae Parti Utilizzate: Olio ottenuto dal germe del chicco di frumento |
Descrizione e origine del germe di grano
Il Germe di Grano è costituito dalla fogliolina embrionale del chicco di frumento.
Principi attivi di riferimento
Vitamina E (principalmente α-tocoferolo). Octacosanolo. Acidi grassi polinsaturi (55-60% acido linoleico).
Attività principali
Antiossidante, integratore di acidi grassi polinsaturi. Accresce la resistenza fisica.
Uso del germe di grano
Il germe di grano viene usato come integrazione dietetica di vitamina E. A sostegno di un’intensa attività sportiva.
La ricchezza del Germe di grano
Se il Germe di grano è così prezioso perché prima dobbiamo toglierlo dal grano per poi riassumerlo come integratore? Come tutte le sostanze naturali ricche di acidi grassi polinsaturi tende ad essere pittosto delicato ovvero deperibile. Gli acidi grassi polinsaturi infatti sono facilmente soggetti a fenomeni di ossidazione che li portano ad irrancidire. In effetti vi sono ancora delle farine in cui è presente almeno una parte di Germe di grano, con esse si prepara un pane assolutamente delizioso, tuttavia hanno lo svantaggio di possedere una scadenza piuttosto breve e questo rende più difficile la loro commercializzazione. (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Ginkgo biloba L.Famiglia: Ginkgoaceae Parti Utilizzate: Le foglie |
Descrizione e origine del ginkgo
Il ginkgo è considerato un fossile vivente, ha mantenuto le sue caratteristiche morfologiche per circa 200 milioni di anni. Grande albero (alto fino a 35 m) presenta coni maschili e femminili che crescono su alberi separati. Le foglie hanno la tipica forma a ventaglio con una incisura sulla punta (bilobate). I coni femminili hanno una parte esterna carnosa maleodorante, la parte più interna invece è edibile. È originario della Cina. Introdotta in Europa del XIII sec. È oggi pianta ornamentale diffusa in parchi e giardini.
Principi attivi di riferimento del ginkgo
Terpeni e flavonoidi sono i composti principali, in particolare terpenlattoni e ginkgoflavonglucosidi.
Attività principali
Antiossidante, favorisce la corretta circolazione in tutti i tessuti, stimolante circolatorio, supporta le funzioni cognitive (memoria etc.).
Uso del ginkgo
Il ginkgo viene utilizzato per migliorare la circolazione arteriosa in generale, e in particolare la microcircolazione, come nel caso di gambe pesanti. Utile nel sostenere la memoria e la concentrazione, sia nel giovane che nell’anziano.
Note
In caso di uso di farmaci anticoagulanti, e antiaggreganti utilizzare gli estratti di Ginkgo
solo sotto controllo medico.
Ginkgo: Un’efficacia conosciuta da millenni
L’etnofarmacologo Dr. Fleurentin ci ricorda che la prima menzione del Ginkgo come pianta medicinale viene fatta risalire al I sec a.c. ed è presente in un testo fondamentale della Medicina Tradizionale Cinese (MTC). Viene classificato come pianta utile nello stimolare la circolazione e “l’energia polmonare” facendo riferimento all’uso in caso di asma e tosse. La parte principalmente utilizzata nella MTC è il frutto, tuttavia successivamente anche in conseguenza degli usi e ricerche europee anche le foglie sono entrate nel novero dei possibili rimedi.
Il fitocomplesso del Ginkgo è stato oggetto di molti studi e tra questi ne ritroviamo alcuni che illustrano interessanti fenomeni di sinergia. In particolare estratti nei quali sono presenti contemporaneamente classi differenti di principi attivi (terpenlattoni e ginkgo-flavon-glucosidi) hanno un’attività superiore¹ a quella di estratti in cui sono stati isolati e miscelati solo alcuni ginkgolidi. (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Panax ginseng C.A. Meyer.Famiglia: Araliaceae Parti Utilizzate: La radice |
Descrizione e origine del ginseng
Il ginseng è una piccola pianta perenne presenta un singolo fusto che emerge ogni anno da un corto rizoma il quale si forma a sua volta da una radice carnosa. Ha foglie composte palmate, fiori bianchi e frutti rosso brillante. Originario delle foreste dell’Asia orientale, viene coltivato in Cina, Russia, Corea, e Giappone.
Principi attivi di riferimento del ginseng
Saponine triterpeniche tra cui diversi ginsenosidi.
Attività principali
Adattogeno, tonico, immunomodulante, supporto delle capacità cognitive.
Uso del ginseng
Il ginseng viene utilizzato in casi di debolezza, esaurimento sia fisico che mentale, stanchezza, perdita della concentrazione; durante la convalescenza per recuperare più rapidamente le energie.
Note
Di norma ben tollerato, in caso di sovradosaggio potrebbe dare eccitazione, in questo caso ridurre opportunamente il dosaggio. Evitare in caso di ipertensione. Se si assumono farmaci anticoagulanti (quali Cumadin) e inibitori della monoammino ossidasi, consultare il medico prima dell’assunzione.
“L’uomo radice”
Ginseng in cinese significa “uomo radice” facendo chiaramente riferimento alle caratteristiche antropomorfe della sua radice, che similmente a quella della mandragola ricordano la forma del corpo umano.
Il ginseng: Il Re degli Adattogeni
Forse una tra le piante più conosciute. Tra gli adattogeni (vedi discussione sull’ Eluterococco) è certamente quello vissuto come più forte. In effetti la sua attività di stimolo è piuttosto evidente e facilmente percepibile. È una pianta particolarmente indicata a chi, a causa dello stress, si trova in uno stato di stanchezza e prostrazione sia fisica che mentale. Tuttavia ricordiamo che la sensibilità individuale è molto variabile pertanto qualora l’effetto di stimolo risulti eccessivo è opportuno ridurre il dosaggio. Va comunque detto che per certi versi l’effetto stimolante, immediatamente percepibile, è l’attività più superficiale ed in realtà meno interessante di questa pianta. Il Ginseng agisce profondamente sul nostro organismo ed è l’uso prolungato che in effetti migliora in modo più sostanziale la nostra capacità di rispondere allo stress o ci permette di recuperare più facilmente il nostro stato di salute nella convalescenza. Ovviamente si tratta sempre di un uso che non deve superare i 2-3 mesi. (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Amorphophallus konjac Koch.Famiglia: Araceae Parti Utilizzate: Polisaccaridi estratti dalla radice tuberosa |
Il glucomannano: Descrizione e origine
Il glucomannano è una pianta singolare che si sviluppa da un tubero che assomiglia ad una mela gigante. In primavera emerge un’infiorescenza che può raggiungere il metro di altezza. In molti paesi asiatici il tubero viene utilizzato nell’alimentazione (dopo accurata cottura). È spontanea nelle Filippine, Vietnam, Cina e Giappone.
Principi attivi di riferimento del glucomannano
Glucomannano ovvero un polimero costituito da glucosio e mannosio.
Attività principali
Riduzione del senso di fame ed assorbimento intestinale. Ipolipemizzante, ipoglicemizzante, lassativo.
Uso del glucomannano
Il glucomannano viene utilizzato nel controllo del peso corporeo, iperlipidemia, controllo della glicemia (nel diabete non insulino dipendente), nelle stipsi. Assumere con abbondante acqua. Si tratta infatti di una fibra molto viscosa che rigonfia fino ad a 200 volte il suo peso in acqua. Assumere prima dei pasti.
Note
Possibile riduzione dell’assorbimento di farmaci somministrati contemporaneamente. Si suggerisce quindi di assumere eventuali farmaci almeno 30 minuti prima dell’assunzione di Glucomannano oppure dopo due ore.
Fibre che assorbono acqua
Il Glucomannano è un esempio tipico (assieme allo Psillio) di fibra in grado di “rigonfiarsi” a contatto con l’acqua. Oggi si preferisce parlare più precisamente di capacità di legare l’acqua più che di rigonfiamento. È sufficiente versare acqua su queste fibre per notare come la soluzione diventi lentamente piuttosto viscosa. Lo stesso effetto viene prodotto dal Glucomannano nello stomaco. L’aumento di viscosità e l’acqua legata produce una certa sensazione di sazietà che può essere di aiuto nel mangiare con più moderazione. In questo caso va quindi assunto subito prima di mangiare con uno o due bicchieri d’acqua. L’assunzione di acqua è molto importante per il funzionamento corretto di queste fibre. Si garantisce in questo modo la corretta idratazione e funzionalità della fibra. La loro attività non si esaurisce nello stomaco, ma prosegue nell’intestino e poi nel colon. Il loro effetto viscosizzante e l’acqua trattenuta nel lume intestinale le rendono utili in particolare sia nel controllare i picchi glicemici che nel dare consistenza alle feci, favorendo il transito intestinale. Il controllo dei picchi glicemici è un ulteriore modo di ridurre la tipica fame che subentra a metà giornata e spesso dovuta ad un’alimentazione povera di fibre e ricca di alimenti ad elevato indice glicemico. (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Grindelia robusta Nutt.Famiglia: Asteraceae Parti Utilizzate: Sommità fiorite (capolini) |
Descrizione e origine della grindelia
La grindelia è originaria delle regioni paludose della California e del Nord del Messico la Grindelia è una pianta perenne, erbacea, che tende ad assumere l’aspetto di un cespuglio alto 50-60 centimetri. Ha una radice a fittone e fusti ramosi, le foglie sono intere, allungate a margine seghettato. I fiori sono capolini di colore giallo acceso. La parte utilizzata della pianta è costituita dalle sommità fiorite (capolini) caratterizzate da un’abbondante secrezione gommo-resinosa, che ricopre le sommità poco prima della fioritura e forma uno spesso strato sui capolini chiusi. Questo ha fatto meritare alla grindelia il nome inglese di gum weed.
Principi attivi di riferimento della grindelia
I principi attivi di riferimento della grindelia sono contenuti nella resina balsamica dei fiori e sono costituiti principalmente da acidi diterpenici come l’acido grindelico e altri composti polifenolici; i composti acetilenici quali matricarianolo e matricarianolo acetato; flavonoidi come koempferolo-3-metiletere e vari eteri e metil quercetine; saponine triterpeniche e sapogenine; ci sono poi gli acidi fenolici, circa il 5% di tannini e lo 0,2% di olio essenziale.
Attività principali
Espettorante, bechica, protettiva, antispasmodica e antiinfiammatoria.
Uso della grindelia
La grindelia viene utilizzata prevalentemente per il trattamento delle tossi produttive e dei catarri delle prime vie respiratorie.
La grindelia: Un valido aiuto per la tosse
Le popolazioni indigene della California utilizzavano la Grindelia per le proprietà espettoranti, anticatarrali, sedative della tosse, spasmolitiche e lenitive per le irritazioni della gola, ben prima che i Gesuiti e i primi coloni iniziassero ad occuparsene e a favorirne l’ingresso nella medicina ufficiale. La Grindelia è iscritta nella Farmacopea degli Stati Uniti fin dal 1882 e nella Farmacopea Francese dal 1908. Molto interessanti gli studi farmacologici più recenti che spiegando in parte il meccanismo d’azione rendono sufficientemente ragione del suo uso tradizionale consolidatosi negli secoli.
Il meccanismo d’azione della Grindelia è complesso, mediato dai suoi vari costituenti (resine, saponine, olio essenziale) e si esplica a differenti livelli della tosse. Questo è molto importante perché rappresenta un ottimo esempio di come una pianta singola grazie alla varietà dei componenti del suo fitocomplesso possa essere utile per intervenire su fenomeni caratterizzati da meccanismi fisiopatologici complessi come la tosse.
Le saponine della Grindelia ad esempio sono utili per favorire l’espettorazione grazie alla loro azione eccito-secretrice e di fluidificazione delle secrezioni bronchiali. Esse sono in grado di provocare una lieve irritazione della mucosa gastrica che determina uno stimolo indiretto (probabilmente mediata dal nervo vago) del riflesso muco-ciliare inducendo la produzione di secrezioni bronchiali più fluide (muco regolazione). Inoltre le saponine venendo a contatto con il muco per la loro capacità di abbassare la tensione superficiale, lo rendono più fluido e facilmente eliminabile.
Le resine invece sono composti che per le loro caratteristiche adesive e filmogene, costituiscono per la pianta una barriera protettiva contro l’ingresso di agenti aggressivi, quali i parassiti. È proprio questa loro peculiarità ad essere sfruttata nel trattamento della tosse, infatti aderendo alla mucosa le resine esplicano su di essa la stessa funzione protettiva che è loro specifica nelle piante che le sintetizzano. Queste sostanze sono in grado di formare un film protettivo sulle mucose che impedisce o riduce il contatto degli agenti irritanti (virus, polvere, pollini, batteri ecc..) sulla mucosa.
I flavonoidi e i composti fenolici esplicano il loro effetto contrastando l’infiammazione tramite la modulazione dell’elastasi leucocitaria, un marker dell’infiammazione. La produzione sregolata di elastasi leucocitaria nel sito dell’infezione (mucosa del retrobocca ed epitelio respiratorio) stimola una eccessiva produzione di muco, danno epiteliale ed una riduzione della frequenza del battito ciliare (tosse).
La tradizione infine attribuisce alla Grindelia un’attività spasmolitica bronchiale per la quale però sono meno conosciuti i meccanismi di azione. (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Paulinia sorbilis Mart.Famiglia: Sapindaceae Parti Utilizzate: I semi |
Descrizione e origine del guaranà
Il guaranà è una pianta rampicante con foglie composte, fiori incospicui gialli, frutti rosso brillante che contengono semi sferici marroni. Originaria del sud America; coltivato in Brasile.
Principi attivi di riferimento del guaranà
I principio attivo del guaranà è la metilxantine tra cui quella prevalente è la caffeina. È considerato il prodotto più ricco in caffeina e ne contiene circa dalle 3 alle 5 volte di più del caffè. Ricco anche di composti fenolici 12% quali le procianidine oligomeriche che rallentano l’assorbimento della caffeina producendo un effetto più duraturo rispetto al caffè.
Attività principali
Stimolante delle funzioni cognitive (attenzione e memoria), cardiotonico, diuretico.
Uso del guaranà
Il guaranà è utile nel caso di affaticamento e per promuovere l’attenzione. Coadiuvante nel sovrappeso per stimolare il metabolismo.
Note
Come per il caffè non è adatto in chi è già sovraeccitato.
Solo caffeina?
La caffeina è sicuramente tra i composti del Guaranà quello più studiato ed anche quello considerato più rappresentativo per valutare l'attività biologica di questa pianta medicinale. Alcuni studi mostrano che la caffeina del Guaranà nell'organismo viene rapidamente assorbita in modo non dissimile dalla caffeina pura.
Ci sono anche altre piante che contengono quantità apprezzabili di caffeina tra queste, oltre al Guranà, le principali sono il The e il Caffè. Viene quindi spontaneo chiedersi se c'è equivalenza nell'attività biologica di queste piante. Chi ha utilizzato le diverse piante potrebbe infatti aver notato delle sottili differenze. Spesso viene riportato che l’effetto stimolante, ad esempio del caffè, venga avvertito in tempi brevissimi e che successivamente diminuisca altrettanto rapidamente (circa in 40 minuti), mentre l’effetto del Guaranà spesso viene soggettivamente avvertito come più prolungato nel tempo. Ad un primo esame dei dati a disposizione, la tentazione sarebbe quella di affermare che le queste piante possano (ovviamente a parità di dosaggio di caffeina) avere attività equivalenti anche se si manifestano in maniera leggermente differenti. Tuttavia, in mancanza di maggiori approfondimenti scientifici è preferibile esercitare prudenza ed astenersi da tali asserzioni.
d'altra parte i fitocomplessi delle tre piante e le rispettive preparazioni restano certamente molto differenti e distinti, sebbene fortemente caratterizzati dalla presenza della caffeina e derivati. Pertanto l’effetto biologico complessivo delle tre piante potrebbe in effetti essere differente.
Ad esempio nella discussione, a seguire, sul The verde risulterà evidente come l’attività del suo fitocomplesso sia fortemente caratterizzata oltre che dalla caffeina anche dai polifenoli. Quindi anche per il Caffè e Guaranà l'identificazone di altri composti e future ricerche potrebbero modificare la nostra visione sulla loro attività biologica complessiva. (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...
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Gymnema sylvestris (Retz.) SchultesFamiglia: Asclepiadaceae Parti Utilizzate: Le foglie |
Descrizione e origine della Gymnema
La gymnema è un rampicante legnoso di grande dimensioni, le foglie sono opposte, ellittiche, i fiori piccoli e gialli. Ha il suo habitat nell’Asia orientale e nella parte nord e occidentale dell’India.
Principi attivi di riferimento della gymnema
Saponine denominate gimnemosaponine ed acido gimnemico.
Attività principali
Antidiabetico, ipoglicemizzante, ipocolesterolemizzante, riduttore del peso.
Uso della gymnema
La gymnema viene utilizzata per ridurre l’appetito e l’introito calorico. L’azione ipoglicemizzante può essere utile nel diabete mellito (ovviamente di tipo II ); in quest’ultimo caso l’uso va protratto per molti mesi.
Note
Consultare il medico prima di associarlo a farmaci ipoglicemizzanti.
Il caratteristico effetto della gymnema
Si tratta certamente di una pianta molto singolare, infatti una delle sue peculiarità è quella di rendere completamente insensibili i recettori del dolce nella bocca. Quest’effetto è presente solo se si masticano le foglie o in alternativa si “assaggiano” altri tipi di estratti. L’effetto desensibilizzante perdura per circa 1 ora ma la durata può essere soggettiva. Comunque l’attività della Gymnema sulla glicemia non dipende tanto o solo da questo singolare effetto ma anche da altri meccanismi. Non è infatti essenziale, se si desidera beneficiare degli effetti, assumere prodotti liquidi o comunque agire direttamente sui recettori del dolce presenti nella bocca.
Anche gli usi tradizionali nella medicina Ayurvedica la vedono indicata nel diabete e nella glicosuria (presenza di glucosio nelle urine). (CONSULTARE SEMPRE UN PARERE MEDICO SERIO E COMPETENTE!!!)...






























